Ci sono esperienze che maturano lentamente, nel silenzio, nel tempo.
Esperienze che non si raccontano in poche parole, perché nascono dall’osservazione, dalla curiosità e dal desiderio autentico di comprendere.
La mia è una di queste.
Non è un racconto teorico.
Non è una riflessione generica.
È una parte della mia vita, vissuta realmente, che mi ha portata a comprendere ancora di più cosa significhi essere davvero sensitiva.
Il mio equilibrio prima di tutto
Prima di parlare degli altri, parto da me stessa.
Ho sempre creduto che chi si definisce sensitiva o medium debba prima di tutto essere una persona equilibrata.
Per questo motivo, da anni, scelgo consapevolmente di monitorare il mio equilibrio psicologico con regolarità, anche su base mensile.
Per me non è un limite, ma un segno di responsabilità.
Chi si rivolge a una sensitiva spesso vive momenti fragili, difficili, emotivamente complessi.
E proprio per questo, credo che la prima qualità necessaria sia l’equilibrio.
La sensibilità autentica, per me, non è confusione.
È lucidità.
Non è instabilità.
È consapevolezza.
La curiosità che diventa osservazione
Nel corso degli anni ho iniziato a osservare alcune figure conosciute localmente come medium e sensitive.
Persone molto famose, con clientela importante, ambienti eleganti, fama consolidata.
C’era qualcosa che mi incuriosiva.
Non giudizio.
Curiosità.
Così presi una decisione particolare:
mi sarei presentata nei loro studi fingendomi cliente.
Non una volta sola.
Per oltre dieci anni.
Il nome falso e l’identità nascosta
Per farlo, decisi di utilizzare un nome e un cognome completamente inventati, nascondendo volutamente il mio reale cognome, molto conosciuto e, spesso, anche oggetto di invidie in quell’ambiente.
Questo mi permetteva di entrare senza filtri, senza aspettative, senza pregiudizi.
E così, per oltre dieci anni, tornai più volte, osservando in silenzio.
Era quasi come entrare in un laboratorio umano, fatto di parole, sguardi, intuizioni dichiarate e percezioni raccontate.
Le prime sensazioni
Ricordo ancora la prima volta.
Lo studio elegante.
L’atmosfera costruita.
Gli oggetti posizionati con cura.
Mi sedetti in silenzio.
Osservavo:
lo sguardo
le pause
le parole
le movenze
Una di queste figure, molto conosciuta, mi guardava in modo strano.
A un certo punto interruppe il consulto dicendo di sentirsi bloccata, di non riuscire a capire.
Non seppe proseguire.
Fu uno dei primi momenti che mi fece riflettere profondamente.
Le storie inventate
Negli anni successivi continuai a tornare.
Sempre con lo stesso nome falso.
Sempre osservando.
A volte raccontavo volutamente situazioni completamente inventate, anche problemi molto gravi.
Queste figure costruivano interpretazioni, racconti, spiegazioni, partendo da informazioni inesistenti.
Era come osservare una costruzione nata su fondamenta che non esistevano.
Osservavo ogni dettaglio:
• il tono della voce
• la sicurezza
• le contraddizioni
• la capacità di adattarsi
Col tempo compresi che, in alcuni casi, non c’era una reale sensitività, ma una costruzione.
Dieci anni di osservazione
Il tempo passava.
Io tornavo.
Osservavo.
Ascoltavo.
Dieci anni sono lunghi.
Abbastanza lunghi per comprendere davvero.
Nel frattempo, quella figura diventava sempre più famosa.
Sempre più seguita.
Casa elegante.
Sfarzo.
Clientela importante.
Una persona multimilionaria.
Eppure, dentro di me, continuavo a percepire la stessa sensazione:
una costruzione.
L’identità nascosta
Col tempo scoprii anche un altro elemento che mi fece riflettere profondamente.
Questa persona nascondeva completamente la propria identità personale, la propria storia, la propria natura originaria.
Aveva costruito un’immagine distante dalla realtà.
Al di là di ogni scelta personale, che rispetto sempre, mi posi una domanda semplice:
Come può aiutare davvero le persone chi nasconde la propria autenticità?
Per me la sensibilità autentica nasce dalla verità, dalla trasparenza e dall’equilibrio.
Tra curiosità e dispiacere
Ammetto che, in alcuni momenti, la situazione risultava quasi curiosa, perfino divertente.
Anche il mio spirito intelligente sembrava accompagnare queste osservazioni.
Ma allo stesso tempo non era piacevole rendersi conto che molte persone si affidavano con fiducia.
E non vedevano la realtà.
L’autoconvincimento collettivo
La cosa che mi colpì maggiormente fu osservare le schiere di persone che continuavano a credere.
La fama cresceva.
La fiducia aumentava.
E si creava una sorta di autoconvincimento collettivo.
Molti non vedevano più la realtà per quella che era.
La mia scelta
Da questa esperienza lunga oltre dieci anni, ho capito quale fosse la mia strada.
Non costruire.
Non apparire.
Aiutare davvero.
Ho scelto:
• equilibrio
• lucidità
• responsabilità
• autenticità
La sensibilità autentica non ha bisogno di scenografie.
Non ha bisogno di sfarzo.
Ha bisogno di verità.
Ed è proprio da questa esperienza personale, lunga e silenziosa, che è nata ancora più forte la mia volontà di aiutare davvero le persone.
Dr. Pamela Plowden
Sensitiva – Medium – Ritualista
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