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Qualcuno, osservando le fotografie presenti su questo sito, potrebbe domandarsi quanto corrispondano alla Pamela che incontrerebbe nella vita reale.

 

La risposta è molto semplice: la mia immagine online è volutamente reinterpretata e ritoccata, quasi fosse un avatar artistico. Ed è una scelta assolutamente consapevole.

 

Non perché abbia particolari problemi con il mio aspetto. Anzi, concedetemi un pizzico di ironia: personalmente mi considero una donna gradevole e una bella bionda! 😅

 

Il punto è un altro.

 

Essere presenti online non significa dover mostrare tutto

 

Il mio lavoro mi porta potenzialmente a entrare in contatto con migliaia di persone. Proprio per questo, nel corso del tempo ho maturato una decisione precisa: essere professionalmente molto presente, ma personalmente low profile.

 

Internet è uno strumento straordinario, ma oggi un’immagine pubblicata online può essere copiata, modificata, riprodotta, inserita in falsi profili e persino rielaborata attraverso sistemi di Intelligenza Artificiale.

 

Per questo motivo preferisco che le immagini pubbliche che mi rappresentano conservino qualcosa di me senza necessariamente essere la riproduzione fotografica perfetta della mia persona.

 

La mia immagine appartiene a me. Decidere quanto mostrarne appartiene ancora a me.

 

E, devo ammetterlo, l’immagine che ho scelto per rappresentarmi mi è anche molto simpatica.

 

Le persone che mi conoscono personalmente, e quelle che hanno avuto il piacere di incontrarmi nella vita reale, probabilmente leggendo queste righe si faranno anche una bella risata. Loro sanno perfettamente chi c’è dietro quell’immagine.

 

Una tutela anche per chi si rivolge a me

 

C’è poi un aspetto ancora più importante.

 

La riservatezza, nel mio lavoro, non riguarda soltanto me: riguarda soprattutto le persone che scelgono di affidarmi vicende estremamente personali.

 

Sentimenti, relazioni, separazioni, dubbi, momenti difficili e questioni familiari appartengono alla sfera privata di ciascuno.

 

Per questo considero la discrezione una parte essenziale del rapporto con i miei assistiti.

 

La scelta di mantenere un profilo personale più riservato nasce dalla stessa filosofia: si può essere autentici senza trasformare la propria vita privata in una vetrina.

 

Nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale, proteggere la propria immagine è importante

 

Oggi dobbiamo fare i conti con una realtà nuova.

 

Fotografie perfettamente innocenti possono essere scaricate e manipolate. Un volto può essere ricostruito, inserito in altre immagini o utilizzato per creare contenuti che la persona originale non ha mai realizzato.

 

Nel mio caso esiste inoltre un’ulteriore ragione di prudenza: opero in un settore molto competitivo e, proprio per la visibilità raggiunta nel mio lavoro, preferisco ridurre al minimo qualsiasi possibilità di utilizzo improprio della mia immagine.

 

Non è paura.

 

È tutela della propria identità digitale.

 

Ed è qualcosa che consiglio anche a voi.

 

Cari amici, attenzione alle immagini che pubblicate

 

Prima di mettere online una fotografia, ricordate una cosa molto semplice: una volta pubblicata, potrebbe non essere più completamente sotto il vostro controllo.

 

Questo non significa avere paura di Internet o rinunciare ai social.

 

Significa utilizzarli con intelligenza.

 

Io ho scelto la mia strada: esserci, comunicare, lavorare, scrivere e parlare ogni giorno con le persone che si rivolgono a me, mantenendo però una parte della mia persona lontana dalla grande vetrina digitale.

 

Visibile professionalmente. Riservata personalmente.

 

E forse, in un’epoca nella quale tutti sembrano voler mostrare tutto, conservare ancora un piccolo spazio di mistero non è poi una cattiva idea.

 

Pamela Plowden

 

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